Media kit e tariffe per le collaborazioni con i brand
Come costruire media kit e rate card, quanto chiedere a un brand secondo i dati DeRev 2026 e come dichiarare le sponsorizzazioni. Con checklist da copiare.

In questo articolo
- Cos'è un media kit e cosa deve contenere?
- Media kit o rate card: cosa va dove?
- Quanto chiedere a un brand per un post?
- Da cosa dipende il prezzo, oltre al post?
- Come dichiarare la sponsorizzazione?
- Checklist prima di rispondere a un brand
- Che aspetto ha una rate card?
- Come si negozia con un brand?
- Domande frequenti
- Fonti
La prima proposta di un brand arriva quasi sempre con la domanda: «Quanto chiedi?». Chi non ha un media kit né una rate card improvvisa una cifra e di solito sbaglia per difetto. Questa guida mette in ordine cosa preparare, da dove partire per i prezzi e cosa scrivere nell'accordo.
I numeri che citiamo vengono dal mercato italiano e sono medie di un rapporto, non listini: li usiamo per darti un ordine di grandezza, non per dirti quanto vali. Per le questioni fiscali di quello che incassi rimandiamo alla guida sulla partita IVA per creator.
Cos'è un media kit e cosa deve contenere?
Un media kit è un documento di una o due pagine in cui ti presenti ai brand: chi sei, a chi parli, che risultati ottieni e come puoi collaborare. Deve contenere bio, metriche del pubblico, formati proposti, esempi di lavori e un contatto. Un buon media kit risponde alle domande che un responsabile di brand si fa nel primo minuto: chi è questa persona, chi la ascolta e come sarebbe lavorare insieme. Non è un curriculum di tutto ciò che hai fatto, ma una selezione costruita per chi legge. Apri con il pubblico e i risultati, aggiungi due o tre esempi simili al lavoro che il brand cerca e tieni il resto per la conversazione. Un kit breve e facile da scorrere di solito viene letto; uno lungo viene sfogliato o ignorato.
Le guide per creator che abbiamo consultato concordano su alcuni elementi (sono consigli di fornitori di strumenti, non misure):
- Chi sei, in due righe. Nome, nicchia, sito e account. Meglio non iniziare solo con foto e nome.
- Metriche del pubblico. Follower, engagement medio sugli ultimi contenuti (non il risultato migliore) e dati demografici: età, luogo, interessi.
- Cosa offri. I formati: post, Reel, storie, video lunghi, newsletter, eventi. Più sono specifici, più sono facili da comprare.
- Esempi e collaborazioni passate, con una frase di commento dei brand se puoi.
- Un contatto chiaro e un invito all'azione.
Aggiornalo quando cambiano i numeri: una revisione ogni trimestre è una regola pratica nostra, non una norma, perché follower ed engagement cambiano e un kit vecchio fa perdere credibilità. Sono consigli generali, non misure: verifica cosa funziona con i brand del tuo settore.
Media kit o rate card: cosa va dove?
Il media kit propone la collaborazione, la rate card negozia prezzo e condizioni. Nella rate card si elencano i prezzi per piattaforma e formato e cosa è incluso: diritti d'uso, tempi di pubblicazione, giri di revisione e opzioni extra. Tenerli separati ti lascia libero di cambiare i prezzi.
| Media kit | Rate card | |
|---|---|---|
| Bio, nicchia e contatti | Sì | Se vuoi |
| Metriche e dati del pubblico | Sì | No |
| Esempi e collaborazioni passate | Sì | No |
| Formati offerti | Sì | Sì |
| Prezzi per formato | Se vuoi | Sì |
| Diritti d'uso, esclusiva, durata | No | Sì |
| Giri di revisione e consegne | No | Sì |
Sintesi delle indicazioni di guide per creator, non una regola. Alcuni creator inseriscono le tariffe nel media kit: dipende da come lavori con i brand.
Quanto chiedere a un brand per un post?
Dai dati DeRev 2026, su Instagram un nano creator (meno di 10.000 follower) chiede 100-300 euro a post, un profilo medio 1.600-5.500, un macro 5.500-9.500. Sono medie di mercato italiane, non tariffe garantite: il tuo punto di partenza dipende da pubblico, formato, diritti d'uso ed esclusiva.
Secondo il rapporto DeRev 2026, su Instagram un nano creator (sotto i 10.000 follower) chiede in genere tra 100 e 300 euro a post, un profilo micro tra 300 e 1.600, uno medio tra 1.600 e 5.500, un macro tra 5.500 e 9.500. Su YouTube un video lungo va da 500-1.250 euro per un nano a 3.000-7.800 per un medio.
Vedi i dati in tabella
| Profilo | Compenso massimo della fascia |
|---|---|
| Nano | 300 € |
| Micro | 1600 € |
| Medio | 5500 € |
| Macro | 9500 € |
Alcune cose da tenere a mente leggendo questi numeri. Sono medie, e dietro ogni fascia c'è molta variabilità. Il rapporto indica che nel 2026 i compensi dei profili di fascia media crescono (+9,2% su Instagram, +7,1% su TikTok), mentre quelli dei celebrity scendono (Open). I video brevi su YouTube costano circa un terzo di un video lungo.

Da cosa dipende il prezzo, oltre al post?
Dipende da diritti d'uso, esclusiva, durata, numero di revisioni, tempi di consegna e dal fatto che il brand voglia riusare il contenuto. Un post che il brand potrà usare nelle sue pubblicità per un anno vale più di un post che resta sul tuo profilo.
Quattro voci da scrivere sempre:
- Diritti d'uso. Dove il brand può usare il contenuto e per quanto tempo. Se non lo scrivi, nasce un equivoco.
- Esclusiva. Se non puoi collaborare con concorrenti per un periodo, l'esclusiva ha un prezzo.
- Revisioni. Quante ne includi. Le altre si pagano.
- Pagamento. Importo, scadenza e fattura. Prima di firmare leggi la guida ai diritti sui contenuti.
Una nota onesta: non esiste un listino ufficiale e le fonti italiane non indicano prezzi di mercato per ogni tipo di collaborazione. Usa i dati come riferimento e verifica con altri creator della tua dimensione.
Come dichiarare la sponsorizzazione?
In Italia il Regolamento Digital Chart dello IAP chiede che la natura pubblicitaria sia chiara e riconoscibile, per esempio all'inizio del post o nelle prime scene del video. La versione del 30 ottobre 2024 estende le regole anche ai podcast e ai servizi offerti, come soggiorni o cene.
Un hashtag in fondo a una lunga didascalia non basta: in un caso lo IAP ha censurato un reel proprio per questo motivo (Il Fatto Alimentare). Dai dati DeRev emerge però che la dichiarazione è ancora poco diffusa sui contenuti più coinvolgenti: l'hanno su TikTok lo 0,78%, su Instagram il 4,46% e sui video lunghi di YouTube il 29%.
Vedi i dati in tabella
| Piattaforma | Quota |
|---|---|
| TikTok | 0,78% |
| 4,46% | |
| YouTube, video lunghi | 29% |
Il quadro è in evoluzione, anche con l'AGCOM, quindi verifica sempre il testo aggiornato sul sito dello IAP prima di pubblicare.
Checklist prima di rispondere a un brand
Prima di rispondere a un brand controlla sei cose: un media kit aggiornato, il prezzo per ogni formato, diritti d'uso e durata scritti, il numero di revisioni, la dichiarazione della sponsorizzazione e il modo in cui fatturerai. Sono le voci su cui nascono quasi tutti gli equivoci e i ritardi nei pagamenti.
- Hai un media kit aggiornato negli ultimi tre mesi?
- Sai quanto chiedi per ogni formato, e cosa è incluso?
- Hai chiesto per iscritto diritti d'uso, durata ed esclusiva?
- Hai deciso quante revisioni concedi?
- La sponsorizzazione sarà dichiarata all'inizio del contenuto?
- Hai la partita IVA o una soluzione per fatturare? Leggi la guida.
Le sponsorizzazioni sono solo uno dei dieci modi per guadagnare: se vuoi vedere gli altri, leggi come guadagnare con i tuoi contenuti.
Che aspetto ha una rate card?
Una rate card efficace si legge in trenta secondi. Ecco la struttura, con i campi da compilare: nome e contatti, una riga su cosa fai, poi una tabella per piattaforma e formato con prezzo e cosa include (numero di revisioni, tempi di consegna, durata dell'uso). Sotto, le opzioni extra con il loro prezzo: diritti d'uso per la pubblicità a pagamento, esclusiva, bozza aggiuntiva, consegna urgente. Non inserire cifre prese a caso: partiscono da ciò che costa a te produrre il contenuto, dai dati di mercato e dal valore che il brand ne ricava. Se i dati DeRev indicano 100-300 euro per un post di un nano creator, ricorda che sono medie: il tuo punto di partenza dipende dal tuo pubblico. Per i costi di produzione, usa il calcolatore di redditività anche per un contenuto singolo.
Come aggiornare e distribuire il media kit
Tieni il media kit come un documento vivo: una versione in PDF di una o due pagine da allegare alle email e una pagina web con gli stessi dati, più facile da aggiornare. Controlla le metriche quando cambiano in modo significativo, sostituisci gli esempi più vecchi con quelli recenti e riscrivi la riga di presentazione se la tua nicchia si è precisata.
Mandalo solo ai brand giusti: un messaggio breve e personale, con un riferimento a un loro contenuto o a una campagna, funziona meglio di un invio di massa. Registra a chi lo hai mandato e quando, in un foglio con la data del prossimo contatto. E chiedi sempre un riscontro: anche un «no, grazie» ti dice qualcosa su cosa cercano i brand del tuo settore.
Errori frequenti nel media kit
- Metriche senza data o senza fonte: indica il periodo e la piattaforma da cui vengono.
- Un solo numero (i follower) senza engagement né dati sul pubblico.
- Nessun esempio concreto di lavoro già fatto.
- Troppi formati offerti: un elenco breve e specifico si compra più facilmente.
- Un contatto non chiaro o un indirizzo email che non controlli.
Come si negozia con un brand?
Rispondi sempre con il tuo listino, non con una cifra improvvisata, e chiedi prima di tutto l'obiettivo della campagna. Se il budget è più basso, riduci l'ambito invece del prezzo: meno revisioni, un solo formato, nessuna esclusiva. È più facile difendere un prezzo che spiegare perché valeva meno oggi. Fai attenzione ai brand che offrono solo prodotti: per un nano creator è frequente, e può avere senso se il prodotto è davvero utile e il contenuto ti serve. Scrivilo come scambio, con le stesse clausole di un compenso in denaro, e valuta gli effetti fiscali con un professionista, come spieghiamo nella guida alla partita IVA. Se vuoi vedere dove le sponsorizzazioni stanno tra le altre fonti di ricavo, leggi come guadagnare con i contenuti.
Un modello di risposta a un brand
Una risposta tipo, da adattare: ringrazia, chiedi l'obiettivo della campagna e il budget previsto, allega il media kit e la rate card, indica cosa include il prezzo (formati, revisioni, durata dell'uso) e proponi una breve chiamata. Poi aspetta la risposta senza abbassare il prezzo in anticipo.
Se il brand chiede uno sconto, rispondi proponendo un ambito più piccolo. Se chiede diritti d'uso più ampi, indica il prezzo dell'estensione. Se chiede un'esclusiva, indica durata e categoria. Ricorda che ogni voce che aggiungi a voce va scritta nell'accordo: una conferma per email con le condizioni concordate è meglio di niente, ma un contratto firmato è meglio ancora, come spieghiamo in diritti sui contenuti.
Termini chiave. Un media kit è un documento di una o due pagine che presenta un creator ai brand. Una rate card è l'elenco dei prezzi e delle condizioni per formato. I diritti d'uso sono i permessi di utilizzare un contenuto, limitati per durata, territorio e canale.
Come abbiamo verificato. Abbiamo trovato lo stesso totale di mercato e la stessa fascia per i nano creator su Instagram in Open e ne Il Sole 24 Ore. Abbiamo trovato il caso IAP sull'hashtag in fondo alla didascalia su Il Fatto Alimentare. Non abbiamo trovato benchmark indipendenti sui compensi in altri Paesi. Contatto: hi@heytea.app. Nota editoriale: controlliamo ogni dato sulle fonti elencate sotto e correggiamo apertamente gli errori.
Domande frequenti
Cos'è un media kit per creator?
Un media kit è un documento di una o due pagine, in PDF o in una pagina web, con cui un creator si presenta ai brand: chi è, a chi parla, quali risultati ottiene e quali collaborazioni offre. Contiene la bio, le metriche del pubblico, i formati proposti, esempi di lavori e un contatto. Si aggiorna ogni pochi mesi, perché follower ed engagement cambiano.
Quanto deve chiedere un creator a un brand per un post?
Dipende da piattaforma, formato, pubblico e diritti richiesti. Secondo i dati DeRev del 2026, su Instagram un profilo nano chiede in genere tra 100 e 300 euro a post e un profilo medio tra 1.600 e 5.500; su YouTube un video lungo va da 500-1.250 euro per un nano a 3.000-7.800 per un medio. Sono medie di mercato, non tariffe garantite.
Che differenza c'è tra media kit e rate card?
Il media kit presenta chi sei e propone la collaborazione; la rate card elenca prezzi e condizioni. Nella rate card conviene indicare i prezzi per piattaforma e formato e cosa è incluso: diritti d'uso, tempi di pubblicazione, giri di revisione e opzioni extra. Molti creator tengono i due documenti separati per poter cambiare i prezzi senza rifare il kit.
Come si dichiara una sponsorizzazione in Italia?
In Italia il Regolamento Digital Chart dello IAP chiede che la natura pubblicitaria sia chiara e riconoscibile, per esempio all'inizio del post o nelle prime scene del video: un hashtag in fondo alla didascalia non basta. La versione del 30 ottobre 2024 estende le regole anche a podcast e servizi offerti. Verifica sempre il testo aggiornato sul sito dello IAP.
Si può chiedere un compenso con pochi follower?
Sì, ma le aspettative vanno calibrate. I dati DeRev collocano i nano creator, sotto i 10.000 follower, tra 100 e 300 euro per un post su Instagram, mentre molti brand offrono solo prodotti. Un pubblico piccolo ma preciso, con alto engagement e una nicchia chiara, può valere più di uno grande e generico: mostralo nel media kit con dati veri.
Fonti
- Open, 2 luglio 2026, «Quanto guadagna un influencer»: compensi per fascia, dati DeRev. open.online
- Il Sole 24 Ore, 2 luglio 2026, sul rapporto DeRev (campione di circa 5.000 profili). en.ilsole24ore.com
- Il Sole 24 Ore, nuova versione del Digital Chart IAP (30 ottobre 2024). ntplusdiritto.ilsole24ore.com
- Il Fatto Alimentare, sul caso IAP di un reel senza segnalazione chiara. ilfattoalimentare.it