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Partita IVA per creator: come funziona il forfettario

Quando serve la partita IVA a un creator, come funziona il forfettario (85.000 euro, 15% o 5%), i contributi INPS e un esempio di calcolo illustrativo.

di Giampiero ViragoPubblicato il 10 min di lettura

Illustrazione in toni ocra: una scrivania da creator vista dall'alto, con una ring light, un laptop, un grande timbro su un modulo, una calcolatrice e un calendario con una data cerchiata.

Questa è una guida informativa, non consulenza fiscale. Le norme cambiano e il tuo caso potrebbe avere elementi che qui non vediamo: prima di aprire la partita IVA o di fatturare la prima collaborazione, confrontati con un commercialista. Le cifre che riportiamo sono lette da fonti ufficiali dove indicato; dove non siamo riusciti a verificarle lo diciamo.

Se ti stai chiedendo come guadagnare con i contenuti, parti prima dall'articolo su come guadagnare con i tuoi contenuti: qui parliamo di cosa succede dopo, quando i soldi arrivano e vanno dichiarati.

Un creator deve aprire la partita IVA?

In Italia l'obbligo di partita IVA dipende dall'abitualità e dall'organizzazione dell'attività, non dall'importo incassato. Se produci contenuti in modo continuativo e fatturi collaborazioni con regolarità, di norma serve. I compensi davvero occasionali seguono regole diverse.

Una fonte divulgativa, Fiscomania, sottolinea proprio questo punto: conta come lavori, non quanto guadagni, e la scelta incide anche sulla gestione previdenziale (Fiscomania). È una fonte non ufficiale: quando i compensi diventano ricorrenti, chiedi al commercialista se conviene aprire la partita IVA e con quale regime.

Come funziona il regime forfettario?

Nel regime forfettario non applichi l'IVA in fattura e paghi un'imposta sostitutiva del 15% sul reddito imponibile, che si ottiene applicando ai ricavi un coefficiente legato al codice ATECO. Per una nuova attività, a determinate condizioni, l'aliquota è del 5% per i primi cinque anni.

Le regole principali, secondo l'Agenzia delle Entrate (risposta n. 149/2025 e circolare 32/E del 2023):

  • Limite di ricavi. 85.000 euro l'anno. Chi supera 85.000 euro ma resta sotto 100.000 resta nel regime nell'anno del superamento e ne esce dall'anno successivo. Superare 100.000 euro comporta l'uscita immediata, con IVA dovuta dalle operazioni che superano il limite (risposta 149/2025).
  • Imposta sostitutiva. 15%, in sostituzione di IRPEF e addizionali regionali e comunali. Il 5% vale per le nuove attività nei primi cinque anni, con condizioni da verificare (circolare 32/E del 2023).
  • Costi di lavoro. Tra i requisiti c'è un tetto di 20.000 euro lordi l'anno di spese per lavoro accessorio, lavoratori dipendenti e collaboratori (circolare 32/E): non riguarda le spese in generale.
  • Semplificazioni. Non addebiti la rivalsa dell'IVA in fattura e i compensi non subiscono la ritenuta d'acconto, secondo i commi 58 e 67 della legge 190/2014 citati nella risposta 149/2025. Restano requisiti come la residenza in Italia (con eccezioni UE/SEE).
Il forfettario in quattro numeri
Euro di ricavi: limite per restare
85.000
Euro: oltre questa cifra si esce subito
100.000
% di imposta sostitutiva
15
% nei primi 5 anni di una nuova attività (condizioni)
5

Fonte: Agenzia delle Entrate, risposta n. 149/2025 e circolare 32/E del 2023. Verifica sempre gli importi aggiornati: possono cambiare ogni anno.

Altre soglie che alcune guide riportano, come quella sul reddito da lavoro dipendente che esclude dal regime, non le abbiamo verificate su una pagina ufficiale e non le citiamo: chiedile al commercialista.

Cosa questa guida non copre

Ci sono requisiti che qui non possiamo verificare per te. Il regime richiede la residenza in Italia (con eccezioni per chi risiede in altri Stati UE o SEE e produce in Italia gran parte del reddito), come ricorda la risposta 149/2025. C'è poi un limite ai redditi da lavoro dipendente e assimilati dell'anno precedente: per il 2025 la soglia oltre la quale si è esclusi è stata portata da 30.000 a 35.000 euro e la legge di bilancio 2026 estende lo stesso limite al 2026, come riporta il dossier della Camera sul testo (comma 27) (Camera dei deputati). Un dossier è un documento di lavoro: verifica il testo di legge e le eccezioni, per esempio quando il rapporto di lavoro è cessato.

Non trattiamo nemmeno le imposte locali, il bollo sulle fatture, le agevolazioni previdenziali né il regime ordinario. Se hai un lavoro dipendente, collaborazioni con società estere o redditi da altre fonti, il quadro cambia: porta al commercialista l'elenco completo di tutto ciò che incassi.

Quale codice ATECO scegliere?

Il codice ATECO descrive la tua attività e determina il coefficiente di redditività con cui si calcola l'imponibile. Nella struttura ufficiale ATECO 2025 pubblicata dall'ISTAT il codice 73.11.03 esiste e si chiama «Attività di influencer marketing» (ISTAT, file «Struttura ATECO 2025»). Una fonte divulgativa precisa che è stato istituito dal 1° gennaio 2025 e operativo dal 1° aprile 2025 (Fiscomania).

Per il coefficiente la regola è ufficiale: nelle istruzioni dell'Agenzia delle Entrate al modello Redditi 2026, finché non saranno approvati nuovi coefficienti basati su ATECO 2025, il reddito imponibile si determina con il coefficiente dell'allegato 4 alla legge 190/2014 individuato dal codice corrispondente nella classificazione ATECO 2007 (art. 1, d.lgs. 81/2025) (Agenzia delle Entrate). La tabella riportata nelle stesse istruzioni (allegato 2 alla legge 145/2018) applica il 78% ai codici ATECO 2007 delle divisioni 64-66, 69-75, 85 e 86-88, tra cui la divisione 73. Il raccordo ufficiale dell'ISTAT tra ATECO 2025 e ATECO 2022 collega il 73.11.03 («Attività di influencer marketing») al 73.11.02 («Conduzione di campagne di marketing e altri servizi pubblicitari»), un codice della stessa divisione (ISTAT, raccordo 2026). Per questo il 78% è il coefficiente che si applica a questo codice, salvo che la tua attività rientri in un altro codice: la scelta va fatta con il commercialista.

Illustrazione in toni ocra: una scala di quattro gradini con una bandiera in cima e una figurina con una borsa per il laptop che sale, accanto a un modulo con un timbro.
I limiti del regime sono gradini: conviene sapere a che punto sei durante l'anno.

Come si calcola un esempio di tasse?

Un esempio puramente illustrativo: ricavi di 30.000 euro in un anno e, un coefficiente di redditività del 78%. Il reddito imponibile è 23.400 euro. Al 15% l'imposta sostitutiva è al massimo 3.510 euro; al 5% è 1.170. A parte ci sono i contributi INPS.

Esempio illustrativo con 30.000 euro di ricaviCoefficiente di redditività del 78%, quello che la tabella ufficiale dà alla divisione ATECO 73 (codice 73.11.03). Importi in euro, prima delle deduzioni dei contributi.
  • Ricavi30.000
  • Reddito imponibile23.400
  • Contributi INPS6100
  • Imposta al 15%3510
  • Imposta al 5%1170

Calcolo illustrativo della redazione, con aliquote da Agenzia delle Entrate e INPS (circolare 8/2026). Non è una stima per il tuo caso.

Vedi i dati in tabella
VoceEuro
Ricavi30.000
Reddito imponibile23.400
Contributi INPS6100
Imposta al 15%3510
Imposta al 5%1170

Cosa manca in questo esempio: la deduzione dei contributi dal reddito imponibile (che abbassa l'imposta), l'eventuale acconto, il fatto che il contributo minimo esiste anche con ricavi bassi, e il tuo coefficiente vero. Per i contributi, INPS indica per il 2026 un'aliquota complessiva del 26,07% per i professionisti della Gestione Separata senza altra copertura, e del 24% per chi è già pensionato o iscritto ad altre forme obbligatorie (INPS). Quale gestione ti riguardi dipende dall'attività: chiedilo al commercialista.

Come fatturare le collaborazioni?

Con il forfettario la fattura non riporta l'IVA e indica il riferimento al regime. Le fatture sopra una certa cifra richiedono la marca da bollo, e per le collaborazioni con brand esteri le regole su IVA e fatturazione elettronica cambiano. Sono dettagli che il commercialista imposta una volta per tutte.

Nella pratica, tieni sempre insieme tre cose: contratto o accordo scritto, fattura, prova del pagamento. Se un brand ti paga in prodotti invece che in denaro, chiedi come va trattato: è un caso in cui l'improvvisazione costa.

Per cosa cedi quando firmi con un brand (esclusiva, durata, diritti d'uso), vedi Diritti sui tuoi contenuti. Per capire quanto chiedere, leggi media kit e tariffe.

Cosa fare adesso?

Prima di aprire la partita IVA, segna ciò che incassi, parla con un commercialista con le tue cifre previste, scegli con lui codice ATECO e regime, controlla i ricavi rispetto alle soglie durante l'anno e accantona una quota di ogni incasso per imposte e contributi. Sono cinque passi pratici, in quest'ordine.

  1. Segna cosa incassi. Anche prima di aprire la partita IVA, tieni un foglio con date, importi e brand.
  2. Parla con un commercialista prima del primo compenso importante, con le tue cifre previste.
  3. Scegli il codice ATECO e il regime con lui, non da una guida online.
  4. Controlla i ricavi durante l'anno rispetto alle soglie, soprattutto se cresci in fretta.
  5. Accantona una quota di ogni incasso per imposte e contributi.

Se invece vendi un corso o una membership, anche quei ricavi contano per le soglie: ricordalo quando fai i conti con il calcolatore di redditività.

Quali domande fare al commercialista?

Al commercialista porta le tue cifre previste per i prossimi dodici mesi e sette domande: se aprire ora, quale codice ATECO, se rientri nel forfettario e nel 5%, quale gestione previdenziale, come fatturare l'estero, come trattare i compensi in prodotti e cosa fare vicino agli 85.000 euro.

Prima del primo incontro scrivi cosa incassi e cosa prevedi di incassare nei prossimi dodici mesi, da quali fonti (brand, piattaforme, corsi) e se hai altri redditi. Poi porta queste domande:

  1. Conviene aprire la partita IVA ora o aspettare?
  2. Quale codice ATECO descrive meglio la mia attività, e che coefficiente comporta?
  3. Rientro nel regime forfettario e posso usare l'aliquota del 5%?
  4. A quale gestione previdenziale dovrei iscrivermi e quanto verserei?
  5. Come fatturo i brand esteri e le piattaforme?
  6. Come tratto i compensi in prodotti o servizi?
  7. Cosa devo fare se mi avvicino alla soglia degli 85.000 euro?

Quali sono gli errori frequenti?

Gli errori frequenti sono cinque: aprire senza simulare i contributi, scegliere il codice ATECO a occhio, dimenticare gli incassi da piattaforme estere, non accantonare e non conservare i contratti. Tutti si evitano con una simulazione completa e con un professionista che conosca il lavoro dei creator.

  • Aprire senza simulare. Con il solo reddito imponibile non vedi i contributi: fai un calcolo completo.
  • Scegliere il codice ATECO a occhio. Cambia coefficiente e contributi.
  • Dimenticare gli incassi da piattaforme estere. Contano per la soglia come gli altri.
  • Non accantonare. Una parte di ogni incasso è già di imposte e contributi.
  • Non conservare i contratti. Servono per i diritti sui contenuti e per le verifiche: leggi i diritti sui contenuti.

Per i prezzi da chiedere ai brand, parti da media kit e tariffe.

Termini chiave. Il regime forfettario è il regime fiscale a imposta sostitutiva per le piccole attività autonome in Italia. La partita IVA è il numero che identifica un'attività autonoma. Il codice ATECO è il codice che classifica un'attività economica.

Come abbiamo verificato. Abbiamo trovato i limiti di 85.000 e 100.000 euro nella risposta 149/2025 e nella circolare 32/E. Abbiamo trovato il coefficiente del 78% per la divisione 73 nelle istruzioni al modello Redditi 2026 dell'Agenzia delle Entrate. Il calcolo dell'esempio l'abbiamo fatto noi: fallo ripetere al commercialista sulle tue cifre reali. Contatto: hi@heytea.app. Nota editoriale: controlliamo ogni dato sulle fonti elencate sotto e correggiamo apertamente gli errori.

Domande frequenti

Quando un creator deve aprire la partita IVA?

In Italia l'obbligo dipende dall'abitualità e dall'organizzazione dell'attività, non dall'importo incassato. Se pubblichi in modo continuativo, hai collaborazioni con brand e fatturi con regolarità, di solito serve la partita IVA. Per compensi davvero occasionali esistono regole diverse. È un parere da chiedere a un commercialista sul tuo caso, prima di incassare.

Come funziona il regime forfettario per un creator?

Nel regime forfettario non applichi l'IVA in fattura e paghi un'imposta sostitutiva del 15% sul reddito imponibile, calcolato applicando ai ricavi un coefficiente di redditività legato al codice ATECO. Per nuove attività, a certe condizioni, l'aliquota è del 5% per i primi cinque anni. Il limite di ricavi è di 85.000 euro l'anno.

Quanto si paga di tasse con il forfettario?

Si paga l'imposta sostitutiva sul reddito imponibile forfettario, non sui ricavi: con un coefficiente del 78% e 30.000 euro di ricavi, il reddito imponibile è 23.400 euro e l'imposta massima al 15% è circa 3.510 euro, prima delle deduzioni dei contributi. A questi si aggiungono i contributi INPS. Il coefficiente reale dipende dal tuo codice ATECO: l'esempio è illustrativo.

Cosa succede se supero gli 85.000 euro di ricavi?

Se superi 85.000 euro ma resti sotto i 100.000, rimani nel forfettario fino alla fine dell'anno e ne esci dall'anno successivo. Se superi i 100.000 euro in corso d'anno, esci subito dal regime. Dopo l'uscita si applicano le regole ordinarie, con IVA in fattura e tassazione IRPEF. Conviene monitorare i ricavi durante l'anno.

Esiste un codice ATECO per gli influencer?

Sì: la struttura ufficiale ATECO 2025 dell'ISTAT include il codice 73.11.03, «Attività di influencer marketing», in uso dal 1° aprile 2025. La tavola di raccordo ISTAT lo fa derivare dal 73.11.02 dell'ATECO 2022 (conduzione di campagne di marketing), nella divisione 73, a cui la tabella ufficiale dell'Agenzia delle Entrate dà il coefficiente del 78%. Il codice giusto per la tua attività va comunque scelto con il commercialista.

Fonti

  • Agenzia delle Entrate, circolare n. 32/E del 5 dicembre 2023 sul regime forfettario. agenziaentrate.gov.it
  • Agenzia delle Entrate, risposta n. 149/2025 (interpello 2025): limiti di 85.000 e 100.000 euro, IVA e ritenuta. agenziaentrate.gov.it
  • INPS, circolare n. 8 del 3 febbraio 2026 sulle aliquote contributive della Gestione Separata 2026 (26,07% per i liberi professionisti non assicurati altrove, 24% per pensionati o assicurati altrove). inps.it \1- ISTAT, «Tavola di raccordo bidirezionale ATECO 2025-ATECO 2022», aggiornamento 2026 (73.11.03 corrisponde a 73.11.02). istat.it \1- Agenzia delle Entrate, istruzioni al modello Redditi persone fisiche 2026, fascicolo 3 (aggiornamento del 13 aprile 2026): coefficienti di redditività e ATECO 2025. agenziaentrate.gov.it
  • Fiscomania, sui contributi dei content creator e sul codice ATECO 73.11.03. Fonte divulgativa, non ufficiale; letta il 16 ottobre 2026. fiscomania.com
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