Quanto accantonare per le tasse: un metodo per creator
Un metodo semplice per mettere da parte la quota giusta di ogni incasso tra contributi e imposta: esempio con il forfettario, quote al 23%, 29%, 32%, un foglio.

In questo articolo
Il modo più comune di fare male i conti è guardare il saldo del conto e dimenticarsi che una parte non è tua. Questa guida propone un metodo di accantonamento basato su numeri che abbiamo potuto leggere, e mostra come adattarlo ai tuoi.
Come sempre, è informativa: aliquote e coefficienti cambiano con il codice ATECO e con la tua storia. Fai controllare l'esempio a un commercialista prima di fidarti.
Perché accantonare una percentuale fissa?
Perché ti libera dal dover prevedere il reddito dell'anno. A ogni incasso sposti la stessa quota su un conto separato: a fine anno hai già in mano contributi e imposta, con un margine se la stima era prudente. Il metodo funziona soprattutto per chi ha incassi irregolari. Un modo pratico di organizzarsi: apri un conto o un salvadanaio digitale con un nome chiaro, per esempio «Tasse e contributi», imposta un promemoria per il giorno in cui incassi e sposta la quota subito, prima di considerare quel denaro disponibile. Una volta al mese confronta il totale accantonato con la stima: se sei in anticipo, tieni la differenza come margine; se sei in ritardo, alza la percentuale per i mesi successivi. Accantonare in proporzione evita due errori tipici: spendere l'incasso di un mese ricco e trovarsi scoperti al momento del versamento, oppure accantonare troppo poco e scoprirlo solo dopo. Il costo è un conto in più e la disciplina di fare un trasferimento a ogni pagamento.
Qual è la percentuale giusta?
Dipende da coefficiente, aliquote e contributi. Con 30.000 euro di ricavi, coefficiente del 78% e contributi al 26,07%, i contributi sono circa il 20,3% dei ricavi e l'imposta al 15% circa l'8,7%: in tutto circa il 29%. Con l'aliquota del 5% l'imposta vale il 2,9% e il totale scende a circa il 23%.
Calcolo illustrativo della redazione con le aliquote della circolare INPS n. 8/2026 e della legge 190/2014 (art. 1, commi 64 e 65). Non è una stima per il tuo caso.
Vedi i dati in tabella
| Scenario | Quota dei ricavi |
|---|---|
| Imposta al 5%, con deduzione dei contributi | 23,2% |
| Imposta al 15%, con deduzione dei contributi | 29% |
| Imposta al 15% senza contare la deduzione (prudente) | 32% |
I contributi li abbiamo spiegati in Contributi INPS per creator e il regime forfettario nella guida alla partita IVA. Il consiglio è partire dalla stima prudente: se a fine anno la quota effettiva è più bassa, il resto è liquidità tua.
- Euro con l'imposta al 5%
- 230
- Euro con l'imposta al 15%
- 290
- Euro con la stima prudente
- 320
Calcolo illustrativo con le quote del grafico precedente. Da rifare con le tue cifre e con il tuo commercialista.
Come si imposta il metodo, passo per passo?
In cinque passi: calcola la tua quota con un esempio simile al tuo, apri un conto separato per le tasse, trasferisci la quota a ogni incasso, controlla ogni trimestre e rivedi la percentuale se i ricavi cambiano. Il passo che si salta più spesso è il terzo.
- Calcola la quota partendo dai ricavi previsti, dal coefficiente del tuo codice e dalle aliquote.
- Apri un conto separato (o un salvadanaio) intestato alle tasse.
- Trasferisci la quota a ogni incasso, lo stesso giorno.
- Ogni tre mesi confronta quanto hai accantonato con la stima aggiornata.
- Rivedi la percentuale se i ricavi superano le previsioni o se cambiano le aliquote.

Un foglio di calcolo da copiare
Un foglio con cinque colonne basta: data, committente, importo incassato, quota da accantonare (importo per percentuale) e totale accantonato progressivo. Una seconda scheda confronta, ogni trimestre, il totale accantonato con la stima dei contributi e dell'imposta dell'anno.
Aggiungi in alto le tue ipotesi: coefficiente, aliquota dell'imposta, aliquota dei contributi e percentuale scelta. Così, se cambia una cifra, il foglio ricalcola tutto. Se hai più committenti, aggiungi una colonna per capire quali pesano di più. Il foglio non sostituisce il commercialista: serve a farti arrivare alle scadenze con i soldi già messi da parte.
Cosa non copre questo metodo?
Non copre acconti e scadenze, le spese professionali reali e altri redditi. Nel forfettario i costi effettivi non si deducono, perché il coefficiente li sostituisce, ma devi comunque pagarli: tienili in un budget a parte e non sulla quota accantonata.
Per i pagamenti, la legge 190/2014 dice che si applicano le disposizioni in materia di versamento dell'IRPEF. Non abbiamo letto sulle pagine ufficiali percentuali e scadenze degli acconti, quindi non le riportiamo: chiedi al commercialista un calendario per il tuo primo anno. Ricorda inoltre che dal 2027 cambiano i testi di legge di riferimento, come spieghiamo in Prestazione occasionale o partita IVA.
Termini chiave. L'accantonamento è la quota di un incasso messa da parte per pagare contributi e imposte. Il coefficiente di redditività è la percentuale dei ricavi che costituisce il reddito nel forfettario. Il saldo e gli acconti sono i versamenti con cui si paga l'imposta dell'anno.
Come abbiamo verificato. Abbiamo letto il comma 64 della legge 190/2014 e abbiamo trovato la deduzione dei contributi e il calcolo del reddito con il coefficiente. Abbiamo fatto girare i calcoli dell'esempio con le aliquote della circolare INPS. Non abbiamo trovato percentuali e scadenze degli acconti su pagine ufficiali, e lo diciamo. Contatto: hi@heytea.app. Nota editoriale: controlliamo ogni dato sulle fonti elencate sotto e correggiamo apertamente gli errori.
Domande frequenti
Quanto bisogna accantonare per le tasse con il forfettario?
Dipende dal coefficiente e dall'aliquota, ma un esempio aiuta: con ricavi di 30.000 euro, coefficiente del 78% e contributi al 26,07%, contributi e imposta al 15% valgono circa il 29% dei ricavi; con l'aliquota al 5% circa il 23%. Se non sei sicuro della deduzione dei contributi, il 32% è una stima prudente. È un esempio da rifare con le tue cifre.
Conviene accantonare sul lordo di ogni pagamento?
Sì: è il metodo più semplice, perché non devi aspettare di conoscere il reddito dell'anno. A ogni incasso sposti una percentuale su un conto separato. Se a fine anno la quota effettiva è più bassa, il resto è un margine; se è più alta, hai tempo per aggiustare la percentuale dall'anno dopo.
Nel forfettario si deducono i costi reali?
No: il reddito si determina applicando il coefficiente di redditività ai ricavi, come stabilisce la legge 190/2014. I costi effettivi non entrano nel calcolo e il coefficiente li sostituisce in modo forfettario. Questo non toglie che tu debba pagarli con i tuoi incassi: tienili in un budget a parte.
Servono acconti oltre al saldo?
Per l'imposta sul reddito di norma il pagamento avviene con saldo e acconti, e la legge 190/2014 dice che si applicano le disposizioni in materia di versamento dell'IRPEF. Non abbiamo letto sulle pagine ufficiali percentuali e scadenze: chiedi al commercialista un calendario dei pagamenti per il tuo primo anno, perché possono pesare anche prima che tu abbia incassato tutto.
Un conto separato è obbligatorio?
Non lo abbiamo trovato come obbligo nelle fonti che abbiamo letto: è un'abitudine utile. Tenere il denaro delle tasse su un conto diverso evita di spenderlo senza accorgersene e mostra a colpo d'occhio quanto è già accantonato. Un solo trasferimento a ogni incasso è sufficiente.
Fonti
- Legge 23 dicembre 2014, n. 190, art. 1, commi 64 e 65, testo letto su Normattiva. normattiva.it
- INPS, circolare n. 8 del 3 febbraio 2026, aliquote contributive 2026. Consultata il 16 ottobre 2026. inps.it